Geoarcheositi - Geosinis

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Geoarcheositi

GeoTurismo
 

I Geoarcheositi sono quei particolari siti che registranno la coesistenza tra i reperti archeologici, di principale natura antropica, e gli affioramenti geologici.
Sono luoghi che oltre a fornire informazioni sulle attività antropiche e sull'evoluzione stiorico-architettonica, consentono di ricostruire l'evoluzione geologica degli stessi siti.
Nel Parco Nazionale del Pollino rivestono particolare importanza gli ipogei naturali di natura carsica presenti sui rilievi calcareo-dolomitici del Massiccio del Pollino e le grotte incavate nei depositi sabbioso-arenacei pleistocenici del Bacino di Sant'Arcangelo.
Tra le prime nel Parco Nazionale del Pollino si possono citare per l'enorme rilevanza turistica  le cavità carsiche di Grotta Demale (sul Sellaro), quelle di Grotta superiore di S. Angelo e Grotta Ruah vicino a Cassano allo Jonio e quelle del complesso Grotta S. Paolo - Ramo del Fiume presso Morano Calabro e la Grotta del Romito presso Papasidero.
la Grotta del Romito abitata sin dal Paleolitico superiore, contiene evidenti e abbondanti tracce di frequentazione umana, nonché tra le maggiori testimonianze dell'arte preistorica in Italia, tra le più antiche d'Europa. Il sito si trova in località Nuppolara in agro del Comune di Papasidero, a 296 metri di quota tra gli anfratti della scoscesa Valle del Lao. L'area archeologica venne individuata nel 1961 regalando preziose informazioni circa la vita preistorica dell'homo sapiens. All'interno della Grotta del Romito, scavata nella roccia calcarea per 20 metri di profondità, è stato rinvenuto nel 1961 un graffito raffigurante due bovidi (Bos primigenius) che gli esperti di paleontologia fanno risalire al Paleolitico superiore, circa 16 mila anni fa. Il graffito, inciso su un masso di 2,30 metri di lunghezza ed inclinato di 45°, mostra la figura di un toro preistorico lungo circa 1,20 metri.
Tra le seconde le più note nel Parco Nazionale del Pollino sono da citare le Grotte di San Giorgio Lucano. Si tratta di circa 1200 ipogei scavati dall'uomo nelle Sabbie di San Giorgio Lucano depositate tra il Pliocene superiore ed il Pleistocene inferiore con una grossa lente di circa 200m di spessore di sabbie giallastre di ambiente deltizio prossimale intercalato ad argille grigio-azzurre di prodelta, che si estende lungo una ristretta fascia dal Fiume Agri fino in Calabria. Sin dalla loro realizzazione le grotte sonno state finalizzate ad uso rurale, come ricovero per animali domestici e/o come magazzini.
In particolare portiamo all'attenzione gli ipogei di Senise consistenti in oltre 250 grotte di natura antropica con apertura a fronte di strade e vicoli, posizionate a varie quote su tutto il fronte dalla zona Castello fino a Corso Garibaldi.
Sono profonde in senso orizzontale anche oltre 25 m ed in senso verticale fino ai 4 m, oggi totalmente  o parzialmente sormontate da abitazioni, alte anche oltre i 10 m, e da strade e vicoli.
Le Grotte del Centro storico di Senise sono delle cavità artificiali create dalle popolazioni locali per usi plurimi.
Fin dai primi insediamenti furono destinate ad uso abitazione, magazzino, cantina, stalla, fraontoio oleario.
Attualmente alcune sono state abbandonate, altre mantengono l'originaria destinazione.
Per caratteristiche di temperatura e grado di umidità si sono rivelate particolarmente adatte come cantine per la lavorazione e deposito del vino.
Così come già fatto in altre comunità, le grotte del Centro storico di Senise adeguatamente ristrutturate nell'ambito di un programma di sviluppo sostenibile mirato alla cura del territorio e la tutela delle risorse storico-naturali ed antropiche, possono rappresentare una risorsa di attrattività turistica, sia per le proprie caratteristiche costruttive sia per le testimonianze geologiche ed antropiche, nonchè luoghi adatti per favorire attività imprenditoriali e commerciali connesse alle stesse attività turistiche che coinvolgono lo stesso Centro Storico.
Le cavità artificiali non devono essere menzionate solo per gli aspetti legati al rischio idrogeologico, ad eventi tragici e catastrofici; è necessario metterne in risalto la valenza storico culturale, le potenzialità di riutilizzo di queste strutture ipogee, le cui origini sono evidentemente legate alla storia della comunità fin dai primi insediamenti.
Spesso, quindi, si trascura l’aspetto associato alla valenza storica e culturale o anche geologica (evidenze geologico stratigrafiche da valorizzare come geositi) di un ipogeo che al contrario qualora oggetto di un intervento di recupero o riconversione (quando tecnicamente possibile) potrebbe rappresentare un valore aggiunto all’opera da realizzare.
L’uomo anche nel volgere di tempi brevi abbandona e soprattutto perde memoria degli ambienti sotterranei realizzati tanto che spesso risulta difficile reperirne eventuali documentazioni.
Ad integrazione del censimento delle grotte sarebbe interessante reperire e documentare notizie storiche più approfondite al fine di elevarne la valenza storico-didattica e turistica.

Le grotte presenti nel Centro Storico di Senise hanno in qualche caso cambiato la loro destinazione d'uso.
Un esempio di riqualificazione è rappresentato dalla struttura che ospita il Museo Etnografico del Senisese, ricavato in una grotta utilizzata in origine come cantina a servizio del Palazzo Fortunato del XV secolo.
Tale struttura di fruizione turistica è stata adeguatamente ristrutturata in parte con rivestimento in pietra ed in parte mantenendo in vista gli affioramenti della formazione geologica proprio per mettere in risalto l'interazione tra l'opera dell'uomo e l'evoluzione geologica del sottosuolo.


Geoarcheosito "Grotte di Senise"

Geoarcheosito "Terrazzi del Sinni"
Introduzione
Un terrazzo è una morfoscultura che può essere prodotta da più agenti del modellamento e non esclusivamente da un corso d'acqua (es. terrazzo di origine strutturale, di origine glaciale, ecc..). Un terrazzo è caratterizzato da una superficie piana a debole inclinazione, più spesso suborizzontale, delimitata da una repentina rottura di pendio. La superficie pianeggiante è indicata con il termine generico di terrazzo, o più specificamente come superficie sommitale o superficie terrazzata. La rottura di pendio, che delimita esternamente la suprficie sommitale, viene indicata con il termine di scarpata o di orlo di terrazzo. Gli eventuali depositi che sottendono la superficie terrazzata, di natura alluvionale o dovuti ad altri agenti di modellamento, formano il cosiddetto corpo sedimentario. l'eventuale superficie a tetto del substrato che sostiene i depositi del corpo sedimentario è detta superficie di appoggio. Non necessariamente è presente un corpo sedimentario di sotto alla superficie terrazzata, e anche la superficie di appoggio non è sempre individuabile; quest'ultima, infatti, può anche essere a una profondità tale da nascondersi alle osservazioni. In particolare un terrazzo fluviale è una forma prodottasi come risposta alle azioni delle acque incanalate. Perchè si generi un terrazzo fluviale sono quindi necessari, ma non sufficienti, processi erosivi da parte del corso d'acqua. L'azione ultima che provoca il terrazzamento è perciò l'incisione fluviale di una superficie subpianeggiante preesistente. Quest'ultima può essere costituita da substrato roccioso o da depositi incoerenti di natura differente (sabbie, limi, argille, conglomerati). Le cause che possono detrminare il terrazzamento fluviale sono da ricollegarsi a due tipologie: a) variazioni nella morfologia del reticolo idrografico e b) variazioni dell'assetto idrodinamico. Tra le principali variazionin nella morfologia del reticolo idrografico sono da ricordare le modificazioni del livello di base e le diversioni fluviali. Le variazioni del livello di base possono contribuire all'instaurarsi di processi di erosione regressiva, responsabili dell'approfondimento del letto di un corso d'acqua. Abbassamenti del livello di base possono essere imputabili a oscillazioni del livello del mare (regressioni marine), catture fluviali, movimenti tettonici ed altro ancora. Le diversioni invece possono produrre cambiamenti di lunghezza delle aste fluviali e, nel caso di accorciamento del prcorso, provocano inevitabilmente un aumento della pendenza nel canale.
Le variazioni dell'assetto idrodinamico di un corso d'acqua possono essere molteplici, tra queste sono da citare le variazioi di portata, di carico solido, di velocità e altre ancora. In genere una dimunzione di carico solido o un aumento di velocità inducono fenomeni di erosione. Ove siano presenti più ordini di terrazzi fluviali, questi si sono generati per effetto dell'alternarsi di processi di sedimentazione e di erosione fluviale. In base ai rapporti tra substrato e depositi sciolti si definiscono terrazzi a ripiani quelli che, tra una superficie sommitale e l'altra, presentano affioramento di substrato, in altre parole la scarpata che delimita esternamente i terrazzi è, almeno in parte, intagliata nel substrato. In questo caso le azioni di erosione fluviale si sono dimostrate più intense di quelle di aggradazione. Al contrario, si definiscono terrazzi incastrati quelli in cui non affiora il substrato nella scarpata che delimita esternamente la superficie sommitale. In questo caso le azioni erosive si rivelano meno intense delle azioni di sedimentazione avvenute nelle fasi precedenti.

Genesi dei terrazzi del Sinni
Il profilo trasversale alla valle del Sinni, in corrispondenza del Lago di Montecotugno, appare caratterizzato da una serie di superfici terrazzate a ripiani (poichè tra le superfici sommitali dei terrazzi affiora il substrato) disposte asimmetricamente sui lati est ed ovest del Fiume. Tale asimmetria denota e giustifica la complessità di interpretazione della genesi dei terrazzi fluviali. Sul versante Ovest la sequenza dei terrazzi è abbastanza lineare (si contano terrazzi fino all'ottavo ordine), mentre lo è decisamente meno sul lato Est dove le superfici terrazzate sono identificabili solo in corrispondenza del Piano Codicino e del Piano delle Rose (con affioramento del substrato argilloso e sabbioso fino al fondovalle attualmente invaso dal lago) per i quali risulta poco agevole assegnare un numero d'ordine per la complessa ricostruzione degli eventi che ne hanno determinato la formazione.
L'assegnazione del numero d'ordine risulta ancora più complessa se si tiene conto dell'interferferenza morfoevolutiva del Torrente Serrapotamo, per il quale si contano terrazzi fino al quinto ordine, che ad un certo punto ha intersecato quelli più recenti del Sinni.
Tenendo conto delle caratteristiche morfometriche e morfoevolutive del Sinni e del Serrapotamo, in corrispondenza del Lago di Montecotugno, si ritiene opportuno riconoscere i terrazzi, con i toponimi locali (lo consentono i criteri di assegnazione della nomenclatura dei terrazzi) talchè sul Versante Ovest del Sinni, riconosciamo rispettivamente, dal più recente al più antico (dal basso verso l'alto) il terrazzo Galilea, il terrazzo Chianizzi, il terrazzo S. Filippo, Il terrazzo Piano delle Maniche, il terrazzo Piano della Difesa, il Terrazzo Pagliarone, il terrazzo Serra Grande il Terrazzo Serra della Signora (gli ultimi quattro disposti alla stessa quota altimetrica), ed il Terrazzo Aia Marina. Sul lato Est si riconoscono dal basso verso l'alto il Terrazzo Timpa Castelmarino, il terrazzo Piano Codicino ed il terrazzo Piano delle Rose.
Per il Serrapotamo sul profilo trasversale al centro abitato di Senise si riconoscono sul lato nord, dal basso verso l'alto, i terrazzi Senise I, II, III, IV e V; mentre sul lato sud i terrazzi Visciglio I, II, III, IV e V. L'asimmetria del profilo del Sinni si può giustificare con l'intensa attività tettonica che ha interessato il Bacino di Sant'Arcangelo fino al Pleistocene superiore, che con il sollevamento dell'area ha determinato una continua migrazione del corso d'acqua del Sinni verso Est, ed una sequenza veloce di incisioni che, interessando sia i materassi alluvionali deposti sia il substrato, hanno creato la situazione morfologica attuale rappresentata nel grafico suesposto.
Il Serrapotamo, invece, mostra un profilo trasversale simmetrico con terrazzi a ripiani.
Geoarcheologia dei Terrazzi del Sinni

In uno dei suoi poemi la Poetessa Isabella Morra parlando del Sinni affermava: "La Terra (Senise) che da te (Sinni) deriva il nome". Ciò avvalora l'importanza del Fiume Sinni rispetto alle origini di Senise che ne vide i primi insediamenti sui suoi terrazzi fluviali.
Fino alla realizzazione della Diga di Montecotugno i terrazzi fluviali non ancora inondati dalle acque della diga, alle contrade Pegno, Porcile, Fanello e Pantano, erano luogo di una florida e laboriosa attività agricola che produceva ortaggi tipici e genuini che venivano venduti al mercato locale oppure nei comuni limitrofi fino ai confini regionali ed oltre, e che ha rappresentato per decenni la principale vocazione della popolazione locale di Senise prima della realizzazione dell'invaso di Montecotugno.
Per la posizione geografica e per la particolare morfologia pianeggiante i terrazzi del Sinni, adiacenti al centro abitato di Senise, sono stati sede di insediamenti abitativi di età ellenistico-romana, con ritrovamenti di testimonianze risalenti non solo all'epoca lucana ma anche all'inizio della romanizzazione. i ritrovamenti archeologici (Quilici L. et alii, 1997) corrispondono a fattorie rurali o a nuclei di sepolture ad esse collegate. Al primo impero si fa risalire un'ipotetica antica ubicazione dell'abitato di Senise, che all'epoca corrispondeva all'antica Siris, in c.da Visciglio posta su un antico terrazzo fluviale che si sviluppa alla confluenza del T.te Serrapotamo nel Fiume Sinni. Alla c.da Pantano, sui terrazzi più bassi, si fanno risalire i primi insediamenti del VI e VIII sec. di Longobardi e Bizantini che successivamente per ragioni di sicurezza si ritirarono nell'attuale nucleo abitativo di Senise. Sul terrazzo di c.da S. Filippo sono stati ritrovate testimonianze di un'antica villa romana forse appartenente a tale Narsete Servilio, un rifugiato romano (fonte: Bastanzio F., 1950) che ivi si stabilì dopo la morte di Giulio Cesare.
In epoche più recenti, tra l'inizio del XVIII ed oltre la metà del XX secolo, fino alla messa a regime dell'invaso di Montecotugno, l'economia locale ha fatto registrare un forte impulso nel settore agricolo. Le aree pianeggianti corrispondenti ai terrazzi fluviali sono state sedi di un'importante vita agricola, soprattutto per la produzione di ortaggi ed in particolare del peperone che con gli anni si è rivelato una vera e propria peculiarità del luogo, tanto che dal 1995 è insignito del marchio IGP. I contadini obbligati dalle condizioni economiche disagiate del tempo, passavano gran parte della giornata nei campi ed alcuni vi trascorrevano anche la notte. Le aree occupate dai campi (giardini) erano caratterizzate dalla presenza di fabbricati realizzati con la cosiddetta "Terra cruda" cioè con mattoni di argilla e paglia essiccati e non informati. Tali mattoni costituivano i muri portanti di caseette ad un solo piano, in alcuni casi acnhe due piani, utilizzate per il ristoro dei contadini e per il ricovero di attrezzature ed animali.
La aree rurali intorno all'abitato di Senise sono piene di queste casette che nel luogo vengono denominate "casedde" o meglio "ciucioli". 
I ritrovamenti delle età ellenistico-romano, medievale e contadina, rappresentano per Senise un enorme patrimonio storico-culturale da integrare al patrimonio naturalistico rappresentato dall'avifauna e dai geomorfositi dei terrazzi fluviali.
Molte testimonianze, soprattutto le più antiche, sono sepolte lungo tutti i terrazzi del luogo e solo in rari casi piccoli residui affiorano alla luce quasi ad invitarci a scoprirli.
Si auspica che le ricerche geoarchelogiche possano essere incentivate poichè rappresentano non solo la possibilità di ricostruire le origini di Senise ma soprattutto un'occasione di sviluppo turistico in quanto sono certamente in grado di attirare esperti della materia, amanti della storia  e della natura.

 
Tel/Fax: 0973.585675 - Cell. 320.1731653
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